zattere per le mamme

...le forze cominciavano a venirmi meno, quando all'improvviso intravidi tra i flutti una zattera ed una mano allungata verso di me...con gli occhi brucianti di salsedine e la bocca piena di acqua riuscii a dire solo uno stentato 'grazie'...

venerdì 9 novembre 2007

CASA MIA...


L’ho letto da qualche parte. Non ricordo dove. Ed ogni volta che vedo una persona con gli occhi colmi di lacrime mi viene in mente.
“Perché una lacrima è una fatto intellettuale” Che, vi giuro sull’anima mia, non riesco a capire cosa voglia dire. Non ci arrivo. Eppure mi piace. Giustifica il valore intrinseco di questa goccia d’acqua salata definita lacrima, piccola ed unica concentrazione ed essudato del nostro particolare essere umano. Perché a volte dimentico che anche una lacrima si può imbastardire. Basta guardarsi attorno. Quante situazioni tristi a meno di un metro accanto a noi che ci induriscono e ci raggelano perché non ci interessano direttamente. Quante situazioni fatalmente tristi propinateci all’ora di cena in trasmissioni che volutamente si nutrono delle nostre lacrimuccie vampirescamente estorte a tradimento.
Ultimamente, per fatti vari ed eventuali, ho pianto parecchio. Nulla di drammatico. Ma quanto basta per sembrare Bette Davis in “Che fine ha fatto Baby Jane?” dopo la mia lunghissima sessione di make up artist per cercare di camuffare le mie super borse grigie.
Tutta colpa di casa mia. O quella che era casa mia. Ma per rispetto a quei due,tre che magari mi staranno prestando nuovamente una affettuosa attenzione devo andare per ordine.

Ho vissuto a casa mia dai miei 4 anni fino a 4 giorni prima di dare alla luce mia figlia. Io neonata nata ai bordi di periferia, per botta di chiulo già scritta dal Destino, venivo scaraventata insieme ai miei adorati genitori del profondo sud, in un bellissimo attico quartiere Farnesina che negli anni ’70 non era che un quartiere signorile come un altro. Quante volte ho pensato “Chissà se fossi rimasta a Casal Bertone…”
Per cui sono vissuta attraverso una infanzia serena, una adolescenza impacciata ma molto uptown girl (e immaginate una napoletana con reminiscenze borgatare nel parterre bon ton del mio liceo sulla Cassia),una vita universitaria molto travagliata ( i lavoretti per la pecunia, la separazione dei miei,la fine della spensieratezza ma soprattutto la fine degli esami che non arriva mai) e poi la vita con mia madre; io e lei da sole. Tutte e due impegnate a lavorare; unite più che mai. Al punto di trascorrere dopo soli 6 mesi di matrimonio, la mia gravidanza a rischio a casa mia. A casa con lei.

Oggi sono stata costretta a vendere casa mia. Con mia mamma dentro. Nel senso che dopo 40 anni di affitto due anni fa ci hanno costrette a comprarlo l’attico. Come mia prima casa ho acceso un mutuo che ha pagato sempre mia madre per i motivi che hanno riempito i miei post più tristi ed incazzati. Mutuo a tasso variabile.E con questo ho detto tutto. Non ce l’abbiamo fatta. Ci siamo arrese. Ma ringrazio Dio per la mia buona sorte. Perché vendendo casa mia compro una casina piccolina a mia madre e le tolgo stò carico sulle spalle che l’ha fatta invecchiare di 10 anni in due anni soltanto.
Aridaje che culo, eh?

Ora il problema è che non riesco a smettere di piangere. Perché penso a casa mia. A tutto quello che ho vissuto lì dentro. A tutti quei giorni che hanno composto 36 anni della vita mia; a Micol che per adesso gioca con mia madre sul terrazzo assolato e mi fa rivivere come in un vecchio film pezzi di vita.
Ma mia mamma, che è donna di rara saggezza, mi ha ricordato che a casa mia c’è stata anche tanto dolore e tanta tristezza. Per cui lei è pronta a chiudere definitivamente questa porta.

Io piango e mi vergogno tanto. Perché la vera sessantenne tra me e lei sono io. Mannaggiammè...

11 Comments:

Blogger Gigi Massi said...

So che cosa vuol dire lasciare il cuore, i ricordi, i dolori, le gioie in una casa, a me è successo a nove anni dopo aver perso mia madre. Poi ci sono state altre case, più o meno amate o odiate, e anche quella di ora, che è la casa dei miei sogni, ristrutturata a suon di sacrifici, beh, è solo una casa. Bisogna andare avanti. E tu sei una forte, non hai bisogno che di te stessa e dei tuoi cari.

Siamo noi che ora ci prendiamo cura dei nostri genitori. E' la ruota della vita, ed è bello, è giusto. Anche se molto faticoso.

Bentornata, sei mancata tanto.

Ah, la prossima volta che devi accendere un mutuo, chiama il tuo amico giornalista economico, magari ti trova un tasso fisso accettabile, eh.

5:49 PM  
Blogger MasterMax said...

I miei hanno lasciato la casa nella quale sono nato e ho vissuto per 20 anni. Poi sono stato 3 anni fuori per il militare e a 24 ero già sposato e con una casa mia. L'altra domenica sono andato a trovarli e durante il viaggio non riuscivo ad immaginarmi una casa diversa. Gli stessi mobili in un'altra zona, appoggiati ad altre pareti. Poi entro in casa e li vedo sereni, tra gli scatoloni e tutto, ma sereni. Questa casa è più grande e l'affitto costa meno. E' in periferia e la vita è più tranquilla, si parcheggia semère e mia madre ha una stanza tutta per se. Ho capito che i ricordi, i rimpianti sono solo abitudine. Guarda negli occhi tua madre: la vedrai serena e quello ti farà capiere che il cambio è stato solo un bene.
Hai un bel blog. Ripasserò con piacere.
Un saluto, Max

5:39 PM  
Blogger graziella said...

Felice di rileggerti!
Io passo tutti i giorni sotto la casa dove ho vissuto prima di sposarmi!
Quella rimarrà sempre casa mia anche se i miei non abitano più lì!
Non vergognarti a piangere è solo il segno che le cose non ti scivolano addosso, ma le vivi e le senti!
ti abbraccio forte!

6:01 PM  
Blogger fabdo said...

Intanto ti dico che è bello rileggerti. ^_^

Tua madre è davvero una saggia. ^_^ Se ci pensi poi, le cose belle e brutte, non appartengono alla casa, ma alle persone che l'hanno abitata.
La casa dei ricordi è nel tuo cuore e là rimarrà per sempre, non c'è vendita che tenga.
Quello che più conta è che la tua mamma è con te.
Goditela e gioisci di lei in ogni momento.
Ti abbraccio forte forte! ^_^

baci ^.^

11:19 AM  
Blogger giuliana said...

ti capisco. io ho pianto disperatamente quando ho dovuto rottamare la mia polo con 200.000 km sul groppone, quindi figurati per la casa della mia infanzia (dalla quale, per inciso, sono uscita durante il terremoto del 1980 e in cui non sono più tornata...).
però l'importante è che tua madre sia tranquilla - a proposito, non è che tu piangi anche per sentirti figlia e per far sentire madre tua madre? non so se mi spiego...

bentornata, grà, mi sei mancata :)

5:36 PM  
Blogger copyman said...

Capisco il tuo stato d'animo: tendo ad affezionarmi ai luoghi in cui ho vissuto, alle auto e persino ai computer con cui ho lavorato.
Quando si deve abbandonare una casa tanto vissuta si ha l'impressione che qualcosa di noi, del nostro spirito e della nostra memoria, andrà irrimediabilmente perso.
Non è così, ma ammetterlo è difficile quanto digerire una sconfitta.
Giusto l'estate scorsa, di passaggio a Cagliari, ho fatto una capatina davanti al palazzo dove ho abitato prima di trasferirmi a Milano.
Il palazzo e l'appartamento sono stati ristrutturati (dire che ai miei tempi erano in condizioni precarie sarebbe un eufemismo), ma proprio per questo nulla mi lega più a quel luogo, che pure conoscevo "pianella x pianella".
Per il resto, carissima, concordo con quanto ha scritto Giuliana.
P.S. Mi sei mancata, guaglioncella :-)

7:37 PM  
Blogger Panzallaria said...

come sono felice che sei tornata. questo per iniziare che mi stavo preoccupando e ti avrei a breve scritto una mail di quelle strappalacrime.

poi: so bene cosa senti perché a me, da casa mia, mi ci hanno strappata a forza quando i miei si sono separati ed è stato un pezzo di cuore che se ne è andato.

quella volta lì però ho imparato che casa è ovunque si sta bene e mi sa che tua mamma, con tutti sti problemi, non ci stava più tanto bene nel superattico.

e la casa vera, in questo caso, è nel suo cuore...

ti abbraccio
panz

1:20 PM  
Blogger Labelladdormentata said...

Che dire che gli altri non abbiano già detto?
Intanto, sono davvero felice di ritrovarti! Mi sei mancata tantissimo.
E poi, pensa, la nuova casa si riempirà di una vita nuova, tutta ancora da inventare. Vedrai che Micol si impegnerà a riempire questa nuova casa della nonna di risate, giochi e momenti felici.
Ti abbraccio

9:12 PM  
Blogger betta said...

ciao lemoni

sono betta, lavoro per www.theblogtv.it e vorrei tanto potermi mettere in contatto con te per questo nuovo progetto di programma televisivo a cui sto lavorando, in cui le mamme partecipano stando dacasa e autoriprendendosi con telecamere anche amatoriali, mamme da roma (dove siamo entrambe) ma anche da altre città, oramai con internet tutto è possibile...
se volete chiunque di voi che legge questo blog mettersi in contatto con me: mammenellarete@theblogtv.it

sui posti che ci portiamo dentro, io ricordo ancora con rimpianto la mia casa comunitaria (eravamo in 4) in cui sono stata a Milano per 4 anni, ora sono da poco a Roma, ma spero di essere pacifica e tranquilla in casa lo sono stata lì...

aspetto tue nuove e buona giornata a tutti...
bt

11:43 AM  
Blogger MasterMax said...

Ti auguro un splendida e radiosa settimana a te e piccolina!
Un saluto, MAx

12:33 AM  
Blogger Annachiara said...

Eccheccavolo, con la lacrima dovevi tornare!
Eddai, che i ricordi resteranno per sempre anche senza il terrazzo da calpestare!
Un abbraccio umidiccio!

6:47 PM  

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